Rising stars, questo il nome dei nuovi formati IAB. A 10 anni dall’ultimo standard introdotto, come contribuiranno i formati rising stars alla crescita della display advertising? Con quale velocità saranno adottati? Per capirlo analizziamo i due modi di fare pubblicità sui maggiori siti d’informazione online.
Il primo modo di fare pubblicità è personalizzare una pagina intera (di solito l’homepage o una sezione) con rich media fuori standard: forte impatto grafico per evidenziare il brand e la creatività del cliente. Quest’esperienza è piacevole per tutti (advertiser, publisher e lettori), ma non consente un business model profittevole perché le pagine appetibili a questa forte personalizzazione sono poche. I rich media funzionano di solito come traino per acquisti più massicci sull’inventario “tradizionale” che ruota intorno a due formati IAB – il leaderboard 728×90 e il “medium rectangle” 320×250. Questi formati, rilasciati dallo IAB nel 2002, sono il secondo modo di fare pubblicità.

Il problema è che 10 anni fa la risoluzione degli schermi era ben diversa da quella attuale. Formati considerati “large” (300×250) oggi occupano soltanto una piccola porzione dello schermo.
Adesso spetta ad advertiser e publisher spingere verso l’adozione dei nuovi standard. Gli inserzionisti devono richiedere agli editori che i formati rising stars siano inseriti su ogni pagina e che non siano trattati come dei media speciali. Gli editori invece devono implementare il prima possibile i nuovi standard e renderli disponibili per una vendita programmatica. Devono perciò evitare che si crei una netta distinzione tra inventario premium – formati rising stars venduti direttamente – e inventario economico – formati UAP, probabilmente veicolati tramite ad exchange.
Per opporsi al cambiamento, alcuni potrebbero sostenere che i vecchi formati si adattano meglio alla risoluzione dei dispositivi mobili: tuttavia utilizzare vecchi standard contribuisce soltanto alla continua erosione del CPM.
Se gli advertiser cominceranno a chiedere i formati rising stars e gli editori li inseriranno nel loro inventario standard, il mercato della pubblicità online non potrà che beneficiarne.
Fonte: imediaconnection